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† 29/04/2009

Senza di lei non sarei nato

Presentazione

Rilasciato all'inizio del 2008 con Silent Hunter 4 saremo al comando di un sottomarino con il quale, nel secondo conflitto mondiale, dovremo affrontare molte difficili missioni di guerra. Questo titolo della rinomata Ubisoft offre una pregevole simulazione non proprio facile e non proprio per tutti. Ma grazie all'uso del manuale, alle missioni di addestramento, ed un pò di buona volontà, saremo in grado di solcare i mari a bordo di questi dardi ipertecnologici (almeno per l'epoca) e di toglierci grandi soddisfazioni. Mai come in questo caso quindi avrete modo di apprezzare la traduzione in italiano sia dei testi che del manuale, l'audio rimane infatti in inglese.

Per consentire a tutti i macuser italiani di poter giocare a Silent Hunter 4 ho pertanto utilizzato un apposito wrapper rilasciato da Paul The Tall, sul quale ho installato una versione del gioco con la traduzione in italiano di tutti i testi rilasciata da TNT Village. Vista la curva di apprendimento piuttosto ripida di SH4, senza questo lavoro di traduzione in italiano, ben difficilmente saremo stati in grado di giocarci...

Naturalmente, è ancora più importante del solito, conoscere fin da subito le caratteristiche, l'ambiente e le situazioni in cui saremo chiamati ad agire, leggete pertanto questa recensione.

 

Quella che riporto qui di seguito, preparata da Stefano Brighenti, l'ho trovata su multiplayer.it mi è sembrata molto adeguata ed esaustiva.

Benvenuti nel Silent Service

In questo nuovo capitolo il teatro degli scontri si è spostato dall’Oceano Atlantico a quello Pacifico e, più nel dettaglio, nei mari limitrofi alle Filippine: come comandante di un sommergibile americano dovrete affrontare, fin dal 1941, tutta l’immensa flotta giapponese, contribuendo attivamente alla sua disfatta.
Il punto di forza di Silent Hunter 4 è rappresentato dalla nuova campagna dinamica, ora arricchita di nuove missioni non ridotte più al solo pattugliare per un determinato periodo di tempo un preciso settore, ma sarà compito del giocatore anche preoccuparsi di fotografare un porto nemico, adoperarsi per l’inserzione di truppe alleate in un territorio o affondare una determinata nave, senza ovviamente dimenticare le operazioni speciali.
L’attributo “dinamica” sta ad indicare che ogni vostra azione porterà ad una conseguenza, positiva o negativa: fallendo una missione assegnata non andrete incontro al game over, ma come accadeva nella realtà, questo si ripercuoterà negativamente sulla riuscita degli obiettivi futuri; non affondare navi da sbarco giapponesi porterà (probabilmente) alla conquista di un porto alleato, obbligandovi quindi a dover scegliere un punto d’attracco molto più lontano, esponendovi al rischio di finire il carburante prematuramente (e attraversare l’Oceano con motori elettrici non è proprio il massimo).
Il vostro comportamento verrà valutato tramite l’assegnazione dei classici Punti Notorietà, ottenibili affondando navi nemiche, completando obiettivi e salvando equipaggi alleati lasciati in balia delle onde: questi punti andranno poi investiti per migliorare non solo le tecnologie a vostra disposizione (radar, sonar, esche e via discorrendo), ma anche il vostro equipaggio, arruolando uomini più esperti o con determinate abilità, il tutto ovviamente avendo cura della fedeltà storica: non potrete montare testate nucleari, per intenderci, e eventuali upgrade saranno disponibili solo nel momento in cui sono realmente comparsi sulla scena storica.
Una piccola nota di plauso: la nuova campagna dinamica è decisamente più affollata di quella del precedente capitolo; la possibilità di incrociare convogli, di scontrarvi con aerei e di assistere ad epiche battaglia è notevolemente aumentata, per la gioia di tutti noi sommergibilisti, riducendo così i tempi morti a pochi minuti reali.

L'importante non era essere belli dentro?

Correndo il rischio di venir bollati come superficiali dai fanatici del genere (ai quale basterebbero solo tante scritte in 2D), noi comuni mortali non possiamo non notare l’eccellente resa grafica di questo nuovo capitolo; in special modo gli artisti di Ubisoft si sono soffermati a lungo per rendere più realisticamente possibile l’acqua: oltre ad avere un coefficiente di trasparenza (sarete in grado di intravedere la chiglia delle navi, ad esempio), sono stati implementati dei nuovi algoritmi per generare gli effetti d’increspatura e di fenditura delle onde; se pensate sia un mero aspetto estetico, dovrete ricredervi, visto che le condizioni del mare influenzeranno pesantemente la traettoria dei vostri siluri, sia in negativo che in positivo: l’aspetto positivo è che, col mare mosso, difficilmente il bersaglio potrà avvistare la scia del vostro “confetto”, mentre il negativo è che dovrete mettere in conto una deviazione sulla traettoria originale, a seconda della direzione del vento (ed ecco a cosa serve l’increspatura sulle onde).
Non iniziate a preoccuparvi: se avete già un gran mal di testa, probabilmente significa che preferirete affrontare i Giapponese in una modalità più arcade, dove tutti questi fattori possono essere bellamente ignorati.
Se poi disponete di un computer abbastanza potente, non esitate ad attivare la resa tridimensionale dei danni arrecati alle navi (dopo l’impatto di siluri o dei colpi di cannone) e la mappatura sulle navi, che conferirà un aspetto decisamente più realistico alle imbarcazioni.
Sotto il profilo particellare, la resa di esplosioni e colonne di fumo è decisamente soddisfacente, benché talvolta si presentino dei fastidiosi glitches, specialmente negli elementi decorativi più sottili, come fili o profili di piccole imbarcazioni, mentre vi consigliamo caldamente di tener disattivato il filtro che rende l’immagine di gioco come una pellicola antica, poichè vi renderà impossibile identificare correttamente una nave anche solo a 500 metri di distanza (complicandovi notevolmente la vita se intendete affrontare SH4 in modalità realistica).
 L’engine utilizzato da Ubisoft si rivela assolutamente valido e non presenta alcun tipo di bug eccessivamente grossolano: anche su macchine non troppo potenti il framerate risulterà costante e la sua elevata configurabilità vi permettere di “plasmarlo” secondo le vostre personali esigenze, ovviamente a discapito della qualità grafica finale.


L'importanza del Manuale

A dispetto della nuova grafica e della ricca campagna dinamica, resta invariato il gameplay, che riprende fedelmente le meccaniche del precedente capitolo: se affrontare il gioco con un basso livello di realismo non dovrete preoccuparvi di altro se non allinearvi correttamente col bersaglio, fare fuoco e fuggire; inutile dire che, in questi casi, Silent Hunter 4 viene ridotto quasi ad un titolo d’azione, e vi perderete gran parte della tensione e del brivido della caccia.
Se giocato ad un livello di realismo superiore (a partire dal 40%), il nuovo titolo di Ubisoft tira fuori la sua parte migliore: dovrete imparare a conoscere a fondo non solo il vostro sommergibile, con le sue caratteristiche e i suoi tempi (mica vorrete ordinare un’immersione rapida in ritardo?), ma anche le navi nemiche: un incrociatore, ad esempio, avrà un angolo di virata decisamente superiore rispetto ad una massiccia portaerei e sarà quindi in grado di effettuare manovre evasive anche negli ultimi istanti.
A voi toccherà prima il ruolo del felino predatore, ma vi ritroverete velocemente nei panni del piccolo ratto non appena la vostra presenza sarà svelata

In sostanza, Silent Hunter 4 può diventare anche un complesso simulatore, elevando all’ennesima potenza gli elementi da tenere in considerazione anche solo per lanciare un siluro, partendo dalle condizioni atmosferiche (come il vento e la direzione in cui soffia), la velocità e la direzione del bersaglio e la tipologia di nave da attaccare (una Yamato è più resistente di un sottomarino).
Non vi basta? Potrete anche scegliere a che profondità far viaggiare il siluro, la sua velocità e anche il suo metodo di detonazione, se ad impatto oppure a contatto magnetico: il primo assicura un’elevata probabilità di detonazione, ma avvenendo queste sul fianco della chiglia, saranno meno potenti; al contrario, le detonazioni magnetiche avvengono sotto la chiglia della nave, arrecando un danno talmente ingente che, se siete fortunati, un singolo siluro vi farà affondare una nave da guerra, ma dovrete correre il rischio di premature esplosioni, anche troppo vicine al vostro sommergibile.
Tutti questi elementi, uniti alla tensione della perenne incognità “mi avranno sgamato?” trasformano le missioni di Silent Hunter 4 in qualcosa che raramente si prova con un videogame: il coinvolgimento più totale.

La profetica ciliegina

Tendenzialmente si posso identificare due categorie di videogames: quelli che ti coinvolgono, che resteranno installati sui nostri hard disk per molto tempo, e quelli che semplicemente ti divertono.
Come detto, Silent Hunter 4 coinvolge, e parecchio, in primo luogo perché richiede un’attenzione esagerata anche ai più piccoli particolari: dovrete effettuare tante piccole operazioni di microgestione del vostro sottomarino, assegnare turni all’equipaggio in modo che non si stanchino e tenere sempre sotto controllo moltissimi elementi, primi tra tutti la benzina e la riserva d’ossigeno durante l’immersione: riuscire a costruire correttamente la traettoria di un singolo siluro è già qualcosa ricco di pathos, ma il vederlo andare a segno con successo contro una nave è assolutamente esaltante: un’esaltazione destinata a scomparire subito, non appena gli incrociatori inizieranno a “pingarvi” col loro sonar: sentirete le loro eliche sopra la testa, le bombe di profondità e il loro sordo scoppio, mentre il vostro sommergibile tenterà disperate manovre evasive.
Si tratta, a ben vedere, del classico gioco del gatto col topo: a voi toccherà prima il ruolo del felino predatore, dovendovi avvicinare di soppiatto al bersaglio, trovare la giusta combinazione di elementi per poi colpirlo, ma vi ritroverete velocemente nei panni del piccolo ratto non appena la vostra presenza sarà svelata: e allora dovrete nascondervi sfruttando tutti gli escamotage possibili e che non sono scritti da nessuna parte, ma che solo con l’esperienza riuscirete a conoscere.
Coinvolgimento quindi: la miglior gratifica a cui tutti i mezzi d'intrattenimento (videogames e film in primis) aspirano.


Dobbiamo mangiare più fosforo

I ragazzi di Ubisoft hanno svolto un ottimo lavoro, non solo per gli aspetti finora descritti, ma anche per l’elemento più importante in un titolo simulato: l’Intelligenza Artificiale.
 Benchè gli algoritmi di questa fossero già ben sviluppati del precedente capitolo, con Wolves of the Pacific gli sviluppatori hanno reso i nostri nemici ancora più astuti: durante i vostri attacchi notturni non esiteranno ad illuminare il cielo con i loro flare, mentre i porti, tanto amati in SH3 perché ricco bacino di bersagli immobili, sono diventati estremamente rischiosi, sia per le maglie antisommergibile, sia per i continui pattugliamenti di incrociatori nemici.
 Questi ultimi utilizzano delle verosimili manovre per cacciare il vostro sottomarino, e raramente vi troverete ad affrontare un duello alla pari: molto più spesso saranno almeno tre o quattro unità navali a darvi la caccia contemporaneamente e, ancora più di frequente, vi troverete anche a dover affrontare gli aerei (tra cui i temibili Zero): questo significa che non vi basterà più entrare in un porto, affondare l’affondabile e poi fuggire in navigazione silenziosa; più lontano vi spingerete dal resto della flotta alleata, maggiore sarà il numero di unità nemiche (trovarvi davanti una Yamato vi garantirà la disfatta immediata) e minore saranno le vostre possibilità di sopravvivere. Starà quindi a voi decidere quanto rischiare e, soprattutto, come farlo.
Insomma, il gioco perfetto? Forse no, ma senza dubbio il miglior simulatore di sottomarini in commercio e, al tempo stesso, un titolo estremamente godibile anche per chi non ha intenzione di impegnarsi eccessivamente: i difetti sono assolutamente marginali e facilmente risolvibili tramite patch (vi rimandiamo al box per ulteriori informazioni) e possiamo quindi assicurarvi che, se avete amato il terzo capitolo, questo Wolves of the Pacific è un acquisto assolutamente obbligato.


Pro
•    Ottima resa grafica
•    Coinvolgimento garantito
•    Elevata malleabilità

Contro
•    Resta un gioco sui sottomarini
•    Rischio di lunghi tempi morti

 


 

Informazioni per il Download:

Dopo la precedente esperienza negativa con i torrent, abbiamo spostato i file sul nostro Server privato.

Siccome abbiamo a disposizione una banda limitata (perchè utilizziamo il router principalmente per il nostro lavoro) non potrà esserci una elevata velocità di download, inoltre non possiamo assicurare che il Server possa essere disponibile in modo continuativo.

Ricordiamo inoltre che per effettuare il download bisogna essere loggati, per cui i file sono riservati agli utenti registrati di Italian Local Mac.

Cliccando sul link che segue potrete avviare immediatamente il download (3,6 GB) del gioco.

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Al termine del download avrete una directory contenente il file Leggimi!! con le istruzioni per l'installazione, che sono molto semplici, perchè basta trascinare il file di Silent Hunter 4 sulla cartella Applicazioni...

Buon divertimento!

Presentazione

Rilasciato nel 2004 Far Cry è un gioco (a cui è seguito Far Cry 2 nel 2008) ambientato in un'isola tropicale, un vero paradiso per trascorrere le proprie ferie.
Il personaggio che guiderete è Jack Carver, dipendente in una tranquilla attività di noleggio di barche e incaricato di portare una bellissima reporter Valerie Constantine all'isola di Cabatu.

Ma Jack molto presto capirà che questa bellissima isola fra poco tempo sarà un inferno. Improvvisamente, mentre la sexy reporter sta inoltrata nella foresta a scattare qualche foto, la barca viene colpita da un razzo. Jack si butta in acqua e quando riesce ad uscire fuori dall'acqua un gruppo di uomini armati lo tiene sotto mirino. Tutto quello che segue è un mix di azione e colpi di scena degni di un altro FPS ben noto che va sotto il nome di Half Life...

Dopo aver reso recentemente disponibile l'ancor più celebre sequel Far Cry 2, mi sono detto perchè non provare a realizzare il porting in italiano dell'originale?

La ricerca di una versione 'giocabile' in italiano di Far Cry non è stata proprio semplicissima, ma alla fine ci sono riuscito ed ora possiomo giocare con l'originale di Far Cry completamente in italiano.

Come al solito è reso disponibile per tutti gli utenti di Italian Local Mac tramite file torrent che consente di ottenere due condizioni vantaggiose: massima facilità di download e massima facilità di installazione.

Ho poi trovato un'ottima recensione di Far Cry su spazioganes.it realizzata da Luca Moltani ancora nel 2004 (quando è uscito per PC) la riporto qui di seguito così potrete conoscere, in modo dettagliato, le caratteristiche del gioco e adottare le opportune 'contromisure'.

La storia

Un’isola tropicale: un apparente paradiso terrestre che in realtà cela il più terribile dei mali. Il navigatore Jack Carver maledice il giorno in cui ha accettato questo lavoro. Solo una settimana prima, Valerie, un’esuberante reporter, gli aveva offerto un’incredibile somma di denaro, per condurla via mare fino a questo paradiso incontaminato. Ma subito dopo aver attraccato, la barca di Jack viene accolta a colpi di armi da fuoco e un misterioso gruppo di miliziani cerca di catturarli.
Con la barca distrutta, i soldi perduti e la bella Valerie improvvisamente scomparsa, Jack si trova ad affrontare un esercito di mercenari, equipaggiato solo di una pistola e della sua grande volontà di sopravvivere. Più si addentra nell’intricata giungla, e più le cose si fanno bizzarre e complicate.
Jack s’imbatte in un ex-membro della milizia, che gli rivela le vere intenzioni dei mercenari e gli orrendi dettagli sul loro progetto. I soldati infatti proteggono uno scienziato che sta conducendo strani esperimenti genetici che sfoceranno nella creazione di orribili creature che inevitabilmente si accaniranno contro gli umani.

Come avrete intuito, la trama non è nulla di originale e le sequenze di intermezzo sono ridotte all’osso. Sicuramente sarebbe stata più gradevole una storia maggiormente articolata e meno lineare così come la presenza di un maggior numero di personaggi con cui interagire ma Far Cry è un FPS di stampo arcade per cui tutta l’attenzione è concentrata sull’azione e sui combattimenti. Non aspettatevi pertanto missioni complicate o enigmi da risolvere. Il massimo che dovrete fare sarà cercare la chiave, piazzare l’esplosivo e scappare!

 


 

Giocabilità

L’elemento chiave che contraddistingue Far Cry da altri prodotti analoghi è la vastità degli ambienti di gioco e l’incredibile libertà di movimento. Questo fattore è fondamentale per il gameplay in quanto potrete sfruttare la notevole estensione degli spazi per elaborare delle differenti strategie di attacco muovendovi silenziosamente tra la giungla valutando il momento e la posizione migliore per sferrare l’attacco. Si è parlato anche di modalità stealth ma questo è vero solo in parte. Per capirci non potrete operare alla Splinter Cell eliminando uno ad uno i nemici senza farvi sentire. Non esistono infatti armi silenziose e anche utilizzando il fucile di precisione da lontano metterete in allarme i soldati nemici che si organizzeranno per sferrare il contrattacco.
Lo studio dell’ambiente di gioco sarà comunque fondamentale per elaborare strategie vincenti, potreste ad esempio scegliere di fare irruzione in un accampamento oppure sgattaiolare alle spalle del nemico per raggiungere una torretta munita di mitragliatrice e da lì dare inizio alla carneficina!
Anche se i livelli di gioco sono ampi, non ci sono caricamenti intermedi e l’azione scorre fluida fino alla fine della missione. Il salvataggi sono automatici e avvengono al raggiungimento di determinati checkpoint.

Se pensate che l’utilizzo di spazi estesi potrebbe mettere in difficoltà l’AI dei nemici vi sbagliate di grosso. I programmatori hanno sviluppato delle sofisticate routine di intelligenza artificiale che permettono ai personaggi controllati dal computer di muoversi in maniera intelligente, di comunicare tra di loro e di coprirsi a vicenda. Gli avversari non sono degli allocchi! Se uno di loro si trova da solo ad affrontarvi cercherà di nascondersi per tendervi un agguato tra la giungla oppure di chiamare rinforzi. Le truppe poi vi attaccheranno cercando di elaborare una strategia di squadra e se possibile accerchiandovi per chiudervi in un fuoco incrociato. Naturalmente sarebbe troppo bello per essere vero se tutto ciò funzionasse sempre perfettamente! Certe volte infatti può capitare che questo meccanismo abbia degli intoppi e un soldato magari vi passa vicino senza neanche accorgersi della vostra presenza o non viene adeguatamente supportato dai suoi compagni. Sono comunque avvenimenti sporadici che non minano la qualità generale del gioco.

La maggior parte delle missioni si sviluppano all’aperto, tuttavia, per dare una maggiore varietà all’azione, sono numerosi anche gli stage ambientati in grotte oppure nelle stanze dei laboratori. Gli ambienti interni sono sicuramente meno impressionanti di quelli all’aperto. Sono sempre ben realizzati senza però essere altrettanto innovativi. Anche l’AI dei nemici non è brillante come nella giungla. I mercenari si rivelano infatti meno efficienti negli spazi più stretti e cadranno facilmente nelle vostre trappole. In questo senso forse i programmatori avrebbero dovuto insistere ancora di più sulle scene all’aperto in modo da valorizzare il loro motore che sembra studiato appositamente per queste situazioni. Lo sviluppo dell’azione inoltre è sicuramente meno lineare nei livelli ambientati negli spazi aperti che in quelli all’interno dove si avanza senza particolare possibilità di scegliere come del resto avviene nei classici shooter. I combattimenti con i mutanti inoltre risultano meno appaganti rispetto a quelli contro i soldati nella giungla.

Parlando di iterazione con gli oggetti, purtroppo devo darvi brutte notizie in quanto è ridotta veramente all’osso! Per farvi capire sparando ad una cassa di legno è vero che si vedranno i segni dei proiettili però non sarà possibile distruggerla nemmeno con un colpo di mortaio!

Per quanto riguarda le armi, se ne possono portare solo quattro per volta. Per prenderne una nuova occorre abbandonare quella vecchia per cui bisognerà saper valutare in base alla situazione e alla strategia che intendete adottare quale arma portare con sé. L’arsenale non è particolarmente nutrito: abbiamo pistole, fucili, mitragliatrici, fucile di precisione, lanciarazzi oltre a armi da lancio quali granate esplosive, accecanti e fumogeni. Potremo poi utilizzare armi fisse quali mitragliette e mortai posizionati in particolari punti delle mappe. Non mancano poi utili accessori quali torce, visori notturni/termici, kit di detonazione, binocolo (molto utile: dispone di un rilevatore in grado di “agganciare” i nemici e di visualizzarne la posizione sul radar ed è dotato di un microfono direzionale per sentire i rumori e le voci dei nemici a grande distanza). Il comportamento delle armi è una giusta via di mezzo tra il realismo e il divertimento mentre molto accurata è l’efficacia dei colpi: centrate un avversario alla testa e cadrà istantaneamente, sparate invece agli arti e riuscirete solo a ferirlo.

Durante le missioni potremo utilizzare dei veicoli di vario genere. Per muoverci sull’acqua avremo a disposizione gommoni e motoscafi di pattuglia mentre per spostarci sulla terraferma potremo utilizzare i Buggy e i Corazzati. E’ disponibile anche un deltaplano per spostarci rapidamente lanciandoci da una scogliera. Purtroppo non potremo pilotare i bellissimi elicotteri da guerra che invece ci daranno molto filo da torcere durante le missioni.
Il controllo dei mezzi è buono (basta solo prenderci un po’ la mano) però dispiace che i mezzi svolgano solo un ruolo molto marginale nell’avventura. L’uso della jeep sarà limitato in quanto se ne abusate verrete facilmente scoperti dai nemici che vi attaccheranno in forze per cui è meglio procedere a piedi nascondendovi tra la vegetazione.
Anche nei combattimenti non conviene stare a bordo della jeep perché se da un lato si dispone di una notevole potenza di fuoco grazie alla mitragliatrice di bordo, dall’altra si è davvero dei facili bersagli per i nemici che non impiegheranno molto a colpirvi. In questo senso lo sfruttamento dei mezzi a motore avrebbe potuto essere sfruttato più a fondo.

 


 

Longevità

La modalità single player è sicuramente più lunga rispetto agli FPS che ho provato recentemente: ci sono 22 missioni ed ognuna vi impegnerà per circa un’ora. La difficoltà è calibrata molto bene e con cinque livelli di sfida tra cui potete scegliere troverete sicuramente quello più adatto alle vostre esigenze (si va dal più facile che si rivela una vera scampagnata a quello più difficile veramente da incubo!).
I salvataggi avvengono in precisi checkpoint, un po’ come in Halo, gioco a cui Far Cry sembra ispirarsi in diverse altre situazioni (mezzi di locomozione, numero limitato di armi da trasportare, liberta di movimento negli spazi aperti.). Questo sistema potrà innervosire le persone meno pazienti: in alcuni stage infatti i checkpoint sono piazzati non perfettamente e giocando ai livelli di difficoltà avanzata potreste essere presi dal raptus di lanciare il PC dalla finestra! A breve comunque dovrebbe uscire una patch che permetterà di effettuare salvataggi rapidi (Nel frattempo se non avete problemi a giocare sporco vi segnalo un trucco che vi permette di salvare in qualsiasi posizione, non ditelo a nessuno però!).
Esiste poi la modalità multiplayer che allunga notevolmente la durata del gioco e presto ci saranno numerosi Mod da caricare. Infine vi segnalo un ottimo e non troppo complicato editor di livelli che vi permetterà di sbizzarrirvi nella creazione di nuove missioni.

Grafica
Il comparto tecnico è sicuramente la punta di diamante di Far Cry che offre una profondità di campo come mai si era potuta ammirare in un gioco di questo tipo. Gli ambienti sono enormi e potrete esplorarli come meglio riterrete opportuno per elaborare delle strategie di attacco personali. La vegetazione della giungla è resa in modo estremamente dettagliato (in certi tratti è fin troppo densa è ricca di elementi, vi capiterà di non vedere un avversario finché non ci sbatterete contro!), i cespugli così come le palme ondeggiano in modo naturale per effetto del vento.
Ottimi gli effetti di bump-mapping che si fanno notare soprattutto sulle rocce e sulle montagne e le nebbie volumetriche che rendono inquietanti alcuni stages. La riproduzione degli specchi d’acqua è perfetta, il mare rivela dei riflessi stupendi che variano in base all’ora e la superficie è increspata dal soffio del vento. Sui fondali si notano i coralli attorno ai quali nuotano una miriade di pesci tropicali.
Gli ambienti oltre a godere di textures dettagliatissime sono ben differenziati e muovendovi per le isole noterete delle variazioni interessanti per quanto riguarda la vegetazione e la struttura delle montagne. Giocherete poi in vari momenti della giornata: in pieno giorno, al tramonto oppure di notte e in ognuno di questi frangenti il paesaggio apparirà diverso con splendidi giochi di colori e un’atmosfera assolutamente impareggiabile! Il gioco poi non sarà soltanto spiagge e giungle, potrete entrare nei laboratori, nelle fabbriche, in tunnel scavati nelle rocce, tra antiche rovine e ogni volta sarete sorpresi dalla cura riservata dai programmatori ad ogni aspetto dello scenario.
Chiaramente per far girare degnamente il motore grafico con un livello di dettaglio medio occorre un hardware molto potente ma vi assicuro che Far Cry non vi farà pentire dei soldi spesi per acquistare l’ultimo fiammante modello di scheda video disponibile!

Sonoro
Anche il comparto sonoro è stato oggetto di molta attenzione e scrupolosità da parte dei programmatori.
Ottimi soprattutto gli effetti ambientali. Nella giungla sentire i rumori degli animali , il fruscio delle foglie e il movimento dell’acqua produrrà un effetto realistico così come eventuali tuffi da diverse altezze. I colpi delle armi da fuoco sono riprodotti con molta cura così come quelli dei mezzi a motore, il cui rumore cambierà in relazione alla distanza o se sarete dietro una collina o in una caverna. Grazie ad un amplificatore di rumori potrete sentire da lontano le voci dei soldati che parleranno tra di loro come in un film, raccontandosi delle storie o scherzando tra di loro nei momenti tranquilli (si tratta comunque di frasi standard che sentirete più volte ma vi assicuro che c’è una buona varietà di situazioni).
Dovrete poi fare molta attenzione ai rumori perché nel fitto della giungla potrà tornarvi utile scoprire i movimenti e la posizione dei nemici. Attenzione ad essere il più silenziosi possibile altrimenti verrete scoperti dai mercenari che saranno messi in allarme da suoni sospetti.
Per quanto riguarda le musiche abbiamo invece delle colonne sonore nella media che fanno il loro dovere senza mettersi particolarmente in evidenza

Multiplayer
Far Cry presenta tre modalità di gioco multiplayer: Tutti contro tutti: non ci sono squadre, vince il giocatore che fa più vittime. Deatmatch a squadre: vince la squadra che ottiene il punteggio più alto. Assalto: una squadra lancia l’assalto contro una postazione difesa dall’altra squadra. Appena ci si collega la server si entra nella stanza di limbo dove si può scegliere in quale squadra entrare e la classe del personaggio per la modalità Assalto. Le classi sono: soldato semplice, dispone delle armi migliori, Cecchino, abile nel colpire a distanza, Supporto, personaggio molto utile per costruire e riparare le basi, è dotato di kit medici per curare i feriti e può distruggere gli edifici nemici.

 


 

Commento finale

Siamo giunti al commento finale e dopo le considerazioni espresse durante la recensione c’è ben poco da aggiungere. Posso assicurarvi che le aspettative che nutrivo per questo gioco non sono state deluse. Far Cry è un titolo splendido da vedere che vi lascerà a bocca aperta in più di un’occasione. Non è tuttavia una semplice prova di programmazione in quanto la grafica è al servizio della giocabilità e la rende più appagante e completa. L’avventura inoltre è lunga ed impegnativa e saprà mantenere sempre alto il vostro livello di interesse grazie a scenari vari e ben diversificati. Il gioco non è esente da alcuni difetti che comunque minano solo in parte il giudizio positivo nei confronti del brillante lavoro dei Crytek Studios. Una cosa certa Half Life 2 e Doom 3 avranno un fiero rivale con cui confrontarsi!


Pro
- motore grafico brillante
- ambienti di gioco vasti
- AI efficace negli spazi esterni
- modalità single player lunga e impegnativo

Contro
- poche modalità multiplayer
- checkpoint non sempre piazzati ottimamente
- trama poco profonda
- bassa iterazione con l’ambiente


Informazioni per il Download:

Dopo la precedente esperienza negativa con i torrent, abbiamo spostato i file sul nostro Server privato.

Siccome abbiamo a disposizione una banda limitata (perchè utilizziamo il router principalmente per il nostro lavoro) non potrà esserci una elevata velocità di download, inoltre non possiamo assicurare che il Server possa essere disponibile in modo continuativo.

Ricordiamo inoltre che per effettuare il download bisogna essere loggati, per cui i file sono riservati agli utenti registrati di Italian Local Mac.

Cliccando sul link che segue potrete avviare immediatamente il download (2,75 GB) del gioco.

Visibile solo agli utenti registrati. Prego, effettua il login!

Al termine del download avrete una directory contenente due file: il file Leggimi!!, di cui è sempre importante seguirne le istruzioni, ed ii file del motore Wineskin che 'contiene' e su cui si 'muove' il gioco.

Buon divertimento!

Presentazione

Molti di voi avranno senz'altro giocato a Call of Duty Modern Warfare su Mac ed avranno avuto modo di apprezzare la celebre software house Infinity Ward, che ha ridefinito il concetto di sparatutto in prima persona, creando un'esperienza il più cinematografica possibile per la parte dedicata alla fruizione solitaria e donando nuova linfa a quella multigiocatore...

E quando nel novembre del 2009 è uscito Call of Duty Modern Warfare 2, che chiaramente rinfrescava e rendeva ancora più frenetica ed esplosiva la precedente esperienza, molti mac user saranno rimasti delusi dall'assenza di una versione nativa per mac

Ecco perché Italian Local Mac è molto soddisfatta ed orgogliosa di poter offrire, grazie al grandissimo lavoro dei ragazzi (anche una piccola donazione oltre che meritata potrebbe essere gradita) del Porting Team, la possibilità di poter giocare su mac con questo grandissimo gioco e, naturalmente, in italiano!

Per poterlo rendere disponibile per tutti gli utenti di Italian Local Mac come al solito abbiamo puntato sulla massima facilità di download e massima facilità di installazione, per cui come consuetudine abbiamo scelto il file torrent.

Come al solito riportiamo qui di seguito l'ottima recensione di Call of Duty Modern Warfare 2 pubblicata su multiplayer.it da Matteo Santicchia (quando è uscito il gioco per XBox) potrete così conoscere, ed in modo dettagliato, la trama di uno dei più famosi sparatutto che è stato un grandissimo successo mondiale.

Cambia tutto, non cambia nulla

Le vicende del gioco iniziano esattamente cinque anni dopo quelle raccontate nel primo capitolo, Imran Zakhaev da morto è diventato l'eroe della nuova Russia, bellicosa, autoritaria e ultranazionalista, in seno al nuovo ordine ha potuto prosperare il terrorista senza scrupoli Makarov, più pericoloso di Bin Laden. Per controllarlo è stata formata la Task Force 141, che raccoglie il meglio delle truppe speciali mondiali, SAS compreso. Senza rivelare troppo della storia, colpi di scena compresi, basta dire che l'azione segue l'evolversi degli eventi portandoci in giro per il mondo, tra Afganistan, Brasile, Mosca, il Caucaso e gli stessi Stati Uniti. Come nel primo episodio l'effetto domino delle nostre azioni ci viene raccontato in brevi flash, conversazioni, telegiornali e schemi tra una missione e l'altra, ma questa volta il tutto sembra meno intellegibile, più schematico. Hanno insomma lavorato per sottrazione, tutto ruota intorno al detto/non detto e questo non giova certo ad innalzare la qualità della narrazione, cosa questa che rappresentava un'eccellenza del primo capitolo. Nonostante il confine tra buoni e cattivi venga del tutto sfumato, andando quindi a risolvere la divisione troppo manichea del primo Modern Warfare, l'impatto emozionale di certi eventi, anzi di certi sconvolgimenti epocali che avvengono più avanti nel gioco risulta meno forte, lasciando il giocatore piuttosto freddo, trovandosi nel mezzo della battaglia senza il necessario contorno di preparazione emotiva alla stessa. E' un peccato perchè alcune scene, alcune missioni sono davvero forti, decisamente adulte e moralmente spiazzanti, le si affronta come se fossero delle semplici mappe fini a se stesse. Mai come adesso si rimpiange il lungo viaggio in macchina iniziale del primo capitolo, che ci immergeva nella storia e ci faceva conoscere gli attori del gioco. Tutto questo qui manca.
Un'altra criticità del single player riguarda il senso di deja vu costante che si prova giocando. Intendiamoci non che il tutto sia una ripetizione di quanto giocato due anni fa, i momenti in cui si rimane basiti di fronte alle pirotecniche coreografie messe in scena da Infinity Ward sono comunque moltissimi, ma nel complesso l'impressione è quella di giocare in alcune parti "un film gia visto". Tornano le missioni di infiltrazione silenziosa da cecchino, tornano gli assalti della fanteria con tanto di blindato da accompagnare, e anche il finale, senza dire nulla, ricalca gli ultimi istanti di Modern Warfare. Quello che però rimane fortunatamente uguale a se stesso è il ritmo, la capacità degli sviluppatori di non annoiare mai, di non realizzare insomma livelli di prima e seconda classe. Fatta eccezione per la prima parte dell'atto iniziale, il gioco è continuo crescendo, non c'è mai un attimo di pausa, il pacing, come dicono gli anglosassoni rimane costante sopra i 180 bpm per tutto il gioco. Se da una parte Infinity Ward ha osato poco, dall'altra ha migliorato molto la qualità interna della narrazione delle missioni: gli eventi si susseguono velocissimi, gli obiettivi cambiano in un batter d'occhio, le improvvise deviazioni non mancano, non si tratta semplicemente di arrivare dal punto a al punto b. Sotto quest'ottica gli sviluppatori hanno (come al solito) trovato l'equilibrio perfetto tra narrazione e gameplay. Parlando invece di dati oggettivi, accantonando le impressioni personali, c'è da registrare alcuni aggiustamenti richiesti a gran voce dagli utenti. La durata totale è stata sicuramente aumentata, portare a termine il gioco richiede a livello regular poco più di sette ore, mentre il ben più tosto hardened, ci porta a giocare almeno otto ore. Lo stacco tra questi due livelli di difficoltà è come da tradizione decisamente alto, ma contrariamente a quanto succedeva nel primo episodio i frangenti in cui la frustrazione fa capolino sono drasticamente inferiori, ridotti ora ad un paio di momenti e non ad interi livelli, in cui abbassare la difficoltà (è possibile farlo in ogni momento) può essere la soluzione migliore per evitare il lancio del pad o del mouse dalla finestra. Il respawn infinito dei nemici è stato per buona parte sistemato: come da tradizione è sconsigliato trovare un punto sicuro dove fermarsi per ripulire l'area, ma sembra che le ondate dopo un pò cessino, con i nemici che variano i punti di uscita e i pattern scriptati da seguire. L'intelligenza artificiale non ha subito grossi cambiamenti, al salire del livello di difficoltà aumenta a dismisura la bontà della mira avversaria, mentre sembra che il ricorso smodato alle granate non sia così eccessivo come in passato. Rimane invariata la maggior intelligenza nel trovare coperture negli spazi stretti, mentre nelle aree più ampie, sembrano più proni a corse suicide in bocca ai nostri proiettili e a raffiche completamente allo scoperto

 


 

Second sun

Il level design ci impegna in spazi stretti, come quelli della prima favela e le immancabili grotte, e in ambienti molto più ampi, decisamente più grandi del prototipo, che sfociano nel massacro della Boneyard, uno dei livelli finali in cui dobbiamo attraversare un'intera vallata per arrivare all'agognato punto di estrazione. Sembra aumentato anche lo sviluppo in altezza degli ambienti, come nella gia citata missione carioca o in quella del gulag, mentre solo parzialmente corretto l'effetto tunnel delle missioni. Non c'è insomma molta libertà di movimento, la strada è quella e non sono ammesse deviazioni, ma molte volte è stato possibile cercare di aggirare un ostacolo piuttosto che caricarlo frontalmente. I check point sono molti e permettono di non ripetere mai porzioni troppo lunghe di una sessione. Non si ottengono superato un certo evento, ma sembrano posizionati più o meno randomicamente all'interno del livello. Ecco quindi che cercare di variare un pò il percorso, oltre all'utilità tattica del momento, è necessario per la salvaguardia dei nostri nervi. Invariata del tutto anche lo scripting dei nostri compagni d'arme, che ci seguono come ombre e che alla fine della fiera risultano per quasi tutto il tempo del tutto avulsi dall'azione, visto che, gioco forza, i nemici spareranno solo ed unicamente a noi. A livello tecnico, la revisione del motore del primo episodio ha dato ottimi, se non eccellenti risultati. La cosa che più salta all'occhio è la maggior mole poligonale mandata a schermo. Alcune missioni ci vedono impegnati a combattere decine di soldati, uno o più mezzi corazzati, trasporti truppe, elicotteri, il tutto in piazze o grandi parcheggi, piene di palazzi, negozi e civili che scappano. In più come se non bastasse, particellari, esplosioni e riflessioni hanno sicuramente giovato di un notevole miglioramento, stessa cosa dicasi per le texture, che solo per alcuni sporadici elementi di secondo piano degradano qualitativamente, rimanendo comunque su livelli più che sufficienti. Tra tutto spicca la rinnovata gestione delle luci dinamiche che ci regala alcuni scorci di grande impatto, non solo da un punto di vista meramente tecnico, ma anche da quello emotivo. Una missione in particolare, nel buio più completo, impossibilitati ad usare qualsiasi apparecchiatura elettronica di illuminazione o tracciamento, con la sola illuminazione dei lampi, delle vampe di bocca e delle sporadiche torce chimiche è forse la cosa più bella del gioco, capace di mettere brividi e immergere il giocatore nella situazione come solo pochi giochi hanno saputo fare. Un'altra eccellenza sono le animazioni dei nostri compagni e dei nemici, moltissime e varie, nuove di zecca ad esempio sono quelle relative alla scivolata per arrivare alla copertura più vicina e lo sparo alla cieca mentre si sta correndo, piccole cose ma che denotano l'attenzione al dettaglio dei ragazzi di Infinity Ward. Menzione d'onore invece per l'arsenale del gioco, fin troppo vasto quasi al limite del dispersivo: c'è di tutto, fucili d'assalto, da cecchino, fucili a pompa normali, a ripetizione e modello lupara, scudi balistici, lancia granate, rpg, javelin, stinger, vari tipi di mitragliatrici, leggere, pesanti e compatte e addirittura torrette remotizzate e l'iper gratificante Predator che prende il posto dell'AC 130, il tutto impreziosito da molti tipi di ottiche applicate. Non si aspetta altro di provarle, dopo averle ovviamente sbloccate, nelle partite multiplayer!

 

Non siamo soli

Terminato il single player, il gioco ci permette finalmente di provare le Spec Ops, con le quali è possibile giocare cooperativamente con un amico, sia in locale via split screen o on line, a porzioni di livelli con meccaniche che ricordano da vicino la modalità orda di Gears of War. Le venticinque ops sono piuttosto varie e spaziano da semplici assedi in spazi confinati ad altri in cui è necessario muoversi in continuazione in "arene" molto più ampie, facendo ricorso a tutto le armi gentilmente a disposizione, torrette e Predator compresi, gestendo la cooperazione in modo molto intelligente, ad altre riprese direttamente da Modern Warfare in cui si immersi nelle lande radioattive di Chernobyl in operazioni di contro cecchinaggio, o in cui nei cieli a bordo della cannoniera volante bisogna coprire il nostro compagno a terra. Più in generale il tasso di sfida di queste missioni è molto alto, vuoi perchè intrinsecamente molto impegnative (le varie ondate sono di volta in volta più corpose e letali), vuoi perchè per raggiungere il quantitativo necessario di stelline per giocare gli ultimi blocchi di missioni è praticamente necessario alzare il livello di difficoltà, e come tutti sappiamo ad hardened è molto difficile portare a casa la pelle. Se poi vogliamo un minimo staccare la spina dopo le fatiche fatte sinora, la cosa migliore è quella di affrontare le corse in motoslitta prese di peso dal finale della missione "alpinistica" più volte mostrata, strutturate a check point come in Out Run, divertenti e molto veloci, ma ci si chiede cosa centrino con la serie di Modern Warfare.

 


 

Fuochi artificiali

Se il single player funziona, ma non aggiunge nulla a quanto visto due anni fa e le spec ops soddisfano solo in parte la nostra voglia di giocare Modern Warfare cooperativamente, è nel multiplayer che il gioco trova la sua definitiva consacrazione. Quel coraggio, quella voglia di innovare che è un pò mancata nella parte in solitaria, qui risplende in tutta la sua potenza. Le novità sono molte. Le classi predefinite sono cinque, tra queste spiccano l'overwatch, armato di mitragliatrice da squadra leggera e bazooka e il riot control, dotato di mitragliatrice e scudo balistico. Le altre sono il granatiere, con fucile d'assalto, il first recon con mitragliatrice compatta e il cecchino che da subito si porta in dote il Barret. A ciò si aggiunge anche la possibilità di creare la propria classe: è possibile oggi portare due armi "lunghe". Non solo pistole, ma anche fucili a pompa, lancia razzi e pistole mitragliatrici. Il perk risposta eccessiva non è quindi più necessario per aumentare la propria potenza di fuoco. Da subito si è una macchina per uccidere, ma nello stesso tempo le munizioni sono ridotte, è necessario quindi essere molto precisi e concentrarsi in piccole e letali raffiche. Più che i nuovi perks, le vere novità sono le inedite death streaks e killstreaks. Le deathstreaks sono delle abilità passive che si attivano dopo un certo numero di morti subite, le prime due sono copycat, ovvero la possibilità di rubare prima del respawn la classe di chi ci ha ucciso e painkiller, un bonus temporaneo all'energia al momento della rinascita. Le killstreaks non sono altro che i supporti aerei, ma questa volta sono moltissimi, circa 15, e si sbloccano al salire del livello acquisito. Si passa dall'uav, alla guida in prima persona degli elicotteri e del C130, passando per il missili del Predator fino alla bomba nucleare tattica che si ottiene dopo 25 uccisioni consecutive. Interessante è il fatto che è possibile scegliere quali usare di quelle sbloccate (sempre per un massimo di tre comunque), di fatto i giocatori più bravi possono implementare solo quelle più potenti che richiedono serie di uccisioni più lunghe, e tralasciare quelle di partenza. Sempre parlando di armi è da notare l'aumento esponenziale degli attachment applicabili, ottiche di vario tipo, red dot, olografiche, Acog, termiche, rivelatrici di battiti cardiaci, shotgun, akimbo (ovvero due mitra) e molto altro, tutto ciò permette di customizzare al massimo la propria esperienza di gioco, dando finalmente un significato a tutte quelle armi che si trovano in terra nel single player. Anche i perks hanno subito un generale revamping, innanzitutto sono di due tipi quelli normali e quelli pro, evoluzione di quelli standard. Quest'ultimi si attivano al raggiungimento di un particolare livello o al soddisfacimento di particolari requisiti. Hanno effetti molto vari, non sempre relativi al proprio "padre": stopping power pro ad esempio garantisce un maggior danno contro i killstreak avversari, mentre hardline pro che normalmente garantisce una morte in meno per attivare una death streak, in versione pro sottrae un'uccisione per una killstreak. Tutti gli altri sono versioni rivedute e corrette di quelli gia esistenti, per un totale di circa sedici perk. La nostra prova si è concentrata su alcune modalità di gioco, death match, demolition e search and destroy, in varie mappe delle sedici totali. Le impressioni avute raggiungendo il quattordicesimo livello dei 70 disponibili, sono molto positive. La prima cosa che si nota è l'estensione delle mappe (16 totali), molto più ampia rispetto al passato, con un level design mai banale e che riempie le aree di luoghi sopraelevati, coperture, terrazzi e barricate e postazioni fisse in modo che i luoghi principali degli scontri siano sempre raggiungibili in modo diverso e possano garantire gli approcci più vari alla partita. Esemplare sotto questo punto di vista l'aeroporto di Mosca, in cui si combatte nei negozi, nel terminal, sulla pista, sulle scale mobili, fin dentro gli aerei, il supporto aereo poi è letale anche in presenza di tetti e coperture. Tutte queste "piccole" novità funzionano alla grande, ogni partita da subito è una sarabanda di esplosioni, di fatto potendo tenere i vari deathstreak "in memoria" si è assistito ad un pioggia di uav, contro uav, elicotteri d'attacco, torrette automatiche, missili e bombardamenti, sembra proprio che il camper avrà vita difficile. Forse gli amanti del gioco nella sua versione più dura e pura, quelli da one shot one kill potranno non amare questa deriva iper pirotecnica del gioco, ma di sicuro il tutto è molto più divertente sin dalle prime battute, gratificante e pieno di scelte sul proprio arsenale da fare.

 


 

Commento

Modern Warfare 2 è esattamente quello che tutti si aspettano, un titolo molto bello da vedere e divertente, che poggia tutto il suo fascino sul rinnovato multiplayer, che confeziona una modalità ad un giocatore che funziona, ma osa poco pur regalandoci grandi momenti, tra un costante senso di deja vu e una parte narrativa che non riesce a raccontare a dovere le vicende della Task Force 141, troppo frammentaria e che colpisce l'animo del giocatore in maniera minore rispetto a MW. Il multiplayer è quindi il cuore del gioco, le novità sembrano fatte apposta per allargare l'utenza verso il basso, ma in definitiva funzionano e divertono e questo è quello che conta. Da non sottovalutare il comparto tecnico, che muove il mondo con disinvoltura, grazie allo stesso motore grafico riveduto e corretto per l'occasione. Peccato insomma per una componente single player al di sotto delle aspettative che deve necessariamente cedere il passo al vero fulcro del gioco: il multiplayer.

Pro
Tecnicamente di grande pregio
Multiplayer riveduto e corretto
Grande varietà di armi

Contro
Senso di deja vu nel single player
Parte narrativa poco sviluppata
Di poco più lungo di MW

 


 

Informazioni per il Download:

Dopo la precedente esperienza negativa con i torrent, abbiamo spostato i file sul nostro Server privato.

Siccome abbiamo a disposizione una banda limitata (perchè utilizziamo il router principalmente per il nostro lavoro) non potrà esserci una elevata velocità di download, inoltre non possiamo assicurare che il Server possa essere disponibile in modo continuativo.

Ricordiamo inoltre che per effettuare il download bisogna essere loggati, per cui i file sono riservati agli utenti registrati di Italian Local Mac.

Cliccando sul link che segue potrete avviare immediatamente il download (11,2 GB) del gioco.

Visibile solo agli utenti registrati. Prego, effettua il login!

Al termine del download avrete una directory contenente il file Leggimi!! ed il file del gioco che basterà trascinare sulla cartella Applicazioni.

Buon divertimento!

P.S.: Per poter avviare il download e renderlo più veloce è assolutamente necessario rimanere in seed!

Presentazione

Nel 2003 usci Max Payne 2: The Fall of Max Payne, questa volta però non venne rilasciata nessuna versione nativa per Mac, per cui se vi è piaciuto il primo Max Payne sarete senz'altro curiosi di conoscerne il seguito…

Lo schermo dei nostri computer tornerà ben presto a macchiarsi di nero. Max Payne è tornato a far parlare di sé. L’NYPD potrà contare su di lui questa volta, o il suo fragilissimo ego, tormentato dalla tragica morte dei suoi famigliari e dalla conturbante love story con la sedicente Mona, porteranno il nostro esplosivo amico a perdersi nei meandri della sua mente?

Per consentire a tutti i macuser di poter giocare a Max Payne 2 non mi è rimasta altra strada che sfruttare il porting Wineskin. Essendo un appassionato di localizzazioni di software in italiano, la versione implementata è, ovviamente, in italiano. In sostanza questo è il mio primo porting per Mac di un software rilasciato originariamente per PC. Il vantaggio nell'uso di Wineskin è che può essere giocato anche su OS X, lo svantaggio è che (in questo caso) ci sono alcune limitazioni indicate nel file Leggimi! che accompagna Max Payne 2 Ita.

Come al solito ho cercato una buona recensione e quella pubblicata, all'epoca, su multiplayer.it mi è sembrata molto adeguata ed esaustiva.

Anche in questo caso potrete così conoscere, dettagliatamente, la trama e le principali caratteristiche.

Noir come la pece.

Noir, non c’è altra parola per definire l’atmosfera che si respira fin dalle prime fasi di gioco. Come nel primo capitolo le introduzioni a fumetto dominate da tinte molto scure e i temi trattati, che parlano di tradimento, dolore e violenza, riportano alla mente i classici del genere. La storia trasuda di poliziesco e pulp, e il dramma scorre attraverso le convulse parole di Max e dei protagonisti della vicenda. Questa volta Max dovrà vedersela non solo con il suo tormentato passato, sempre pronto a riaffiorare e a sconvolgere la sua fragile mente, ma con una conturbante love story degna della migliore pellicola noir. Mona Sax, sospettata per omicidio, seguirà Max da molto vicino, lasciando che il nostro cada nella sottile rete di una storia d’amore drammatica ed oscura.
Rimanendo fedele all’originale, la storia è arricchita da colpi di scena e flashback, che vi porteranno ben presto a non sapere più di chi fidarvi. Non mancano neppure i visionari viaggi nella mente ben noti a chi ha provato a cimentarsi nel primo capitolo della saga. Non più allucinato dalla Valchiria, ma tormentato da tremendi incubi Max dovrà vedersela col lato più nascosto della propria personalità e combattere con i fantasmi del passato e i suoi monumentali sensi di colpa.

Aaazione!

E’ giunto però il momento di entrare nel vivo dell’azione. Una delle doti più suggestive di questo titolo è proprio quella di non distogliere mai l’attenzione del giocatore sull’impostazione drammatica del gioco senza togliere nulla a tonnellate di azioni movimentate e sparatorie a non finire. Ogni singolo frame di MP2 vi terrà incollati alla sedia, col cuore a mille e la sensazione perenne che le vostre surrenali non possano continuare ancora per molto a produrre così tanta adrenalina.
Fin dai primi attimi di gioco tutto è stato impostato in modo da ricordarvi incessantemente quanto precaria sia la vostra sicurezza. Max Payne rimane un gioco basato sull’azione veloce, sui colpi di scena e su una tensione crescente. La storyline, frammentata e volutamente confusa propone fin dai primi istanti una vicenda che poco ha a che fare con la storia del primo capitolo, ma che si configura perfettamente nella tradizione noir.
Max si risveglia solo, in un ospedale apparentemente abbandonato, nessun medico, nessuna infermiera disposta ad aiutarlo, e soprattutto, fatto di per se ancora più allarmante, nessuna maledetta pistola nella mano destra. Barcollante ed affaticato, mediante il nostro intervento Max riesce ad allontanarsi dal letto di corsia e ad esplorare un po’ la zona. Il corridoio è spettralmente deserto e un telefono squilla in lontananza. Di tanto in tanto i comandi ci vengono tolti per dar spazio ad alcune animazioni. Max è palesemente invecchiato dall’ultima volta che l’abbiamo incontrato. Sul suo viso sono più evidenti i segni di una vita difficile e del dolore incancellabile che da anni segna l’esistenza di quest’uomo. In preda ad allucinazioni (forse indotte da qualche anestetico) e ancora barcollante Max si trascina per i corridoi fino ad imbattersi nel cadavere di un uomo della sorveglianza. Raccolta l’arma caduta al suo fianco non resta neanche il tempo di capire cosa sta accadendo. Un uomo armato fino ai denti e reso irriconoscibile da un passamontagna fa il suo ingresso nella stanza e ci minaccia. Non ci resta che freddarlo con un colpo e proseguire nel nostro cammino. Girovagando per il piano, ancora scosso dalle allucinazioni frequenti il nostro imbocca l’ascensore Giunto al piano terra Max si imbatte in Jim Bravura, un simpatico ometto baffuto, anch’esso dell’NYPD che non esita ad inveire nella nostra direzione. Da qui in poi si entra nell’incubo. A quanto pare anche questa volta il nostro Sig. Dolore si è ficcato in un bel pasticcio, dato che le ultime parole di Jim, prima di mandarci a quel paese, si riferivano ad un omicidio del quale Max sembra essere il colpevole. Una raffica di mitra, un altro uomo col passamontagna e la vita di Jim si spegne davanti ai nostri occhi. Una bombola lasciata accidentalmente in bella vista lancia una fiammata nella nostra direzione, e partendo a razzo verso l’ascensore a fianco scatena l’inferno, coinvolgendo Max in una fragorosa esplosione.
Dal di qui parte la storia vera e propria, ripercorrendo gli eventi attraverso flashback e stralci di memoria dovremo ricostruire la sequenza di eventi che ha portato Max a questo punto.

 


 

Havok. Parola d'ordine: realismo

Trovandoci di fronte ad un titolo del genere pare giusto sprecare qualche parolina in più sul motore fisico, diretto responsabile del grande grado di realismo raggiunto da Max Payne 2. Attualmente infatti non è più sufficiente equipaggiare un videogioco con un motore grafico che non tenga in grande considerazione anche l’interazione fisica degli oggetti e di conseguenza una loro reale reazione agli eventi in corso. Giusto per focalizzare il problema prendiamo l’esempio dei corpi dei personaggi in un comune FPS. Negli ultimi anni eravamo abituati a vedere giochi molto ben realizzati dal punto di vista grafico, ma che non mettevano in conto la reazione reale dei corpi abbandonati a se stessi; ad esempio era molto comune trovarsi di fronte al clipping, ovvero il fenomeno che vede oggetti e parti dei corpi letteralmente risucchiati dalla scenografia, con un effetto visivo decisamente poco gradevole. Tutto questo deriva dal fatto che gli engine dei giochi non tenevano conto della solidità dei modelli presentati, per questo non sapendo risolvere il caso di un uomo che accasciato a terra va a sbattere contro un muro il programma risolveva il problema consentendo di far scomparire il braccio all’interno del muro stesso. Max Payne 2 può contare invece su un motore fisico di ultimissima generazione chiamato Havok, capace di garantire un enorme passo in avanti in questa materia. I benefici di tale motore in un gioco del genere sono notevolissimi. Se in passato persino l’oggetto più piccolo rappresentava un ostacolo inamovibile e si poteva rimanere incastrati da una bottiglia lasciata per terra grazie ad Havok noterete dei notevoli cambiamenti. In MP2 tutti gli oggetti reagiscono realisticamente e non sarà raro vedere Max inciampare in essi o far cadere i nemici a spallate (cosa impensabile fino a qualche tempo fa). Per quanto riguarda le reazioni dei cadaveri bisognerebbe poi aprire un capitolo a parte, vi basti sapere che proprio sul potenziamento del “ragdoll”, e cioè del movimento realistico dei cadaveri che appunto si comportano come bambole di pezza, Havok ha investito tantissimo; vi consiglio un giretto sul sito ufficiale dello sviluppatore per farvene un’idea, lì troverete dei brevi filmati, davvero spettacolari, che sapranno lasciarvi senza fiato. Per concludere vale la pena ricordare che anche l'attesissimo Half Life 2 integra Havok, a voi le ovvie conclusioni.

Il pelo nell'uovo...

Ma veniamo al sodo, cosa ha da offrire di veramente nuovo questo Max Payne 2. Beh, le novità sono tante, e tutte degne di nota. Il primo Max Payne vide i natali alla fine del 2001 e riuscì a sbalordire la critica con una grafica davvero molto accurata, una storia alquanto avvincente e una novità davvero fuori dal comune. L’introduzione del Bullet Time, ispirata alle ben note scene al rallentatore di Matrix, sconvolse (in maniera assolutamente positiva) le aspettative dei giocatori. Tutto ciò trasformò Max Payne, un action game come molti altri, in un successo planetario che portò alla vendita di milioni di copie. Il motore grafico di Max Payne 2, un’evoluzione di quello già visto nel primo capitolo, probabilmente non potrà competere con quello dei blasonatissimi Doom3 e Half Life 2 ma offre uno spettacolo davvero degno di nota. Giocare a Max Payne 2 non è solo divertente, ma anche piacevole. I particolari sono stati raffinati notevolmente (a partire dalle facce dei personaggi, strepitosamente dettagliate) e appare potenziato il grado di interazione ambientale disponibile. I volti sono realizzati con cura maniacale e, cosa ancora più sbalorditiva, ma quanto mai necessaria in un gioco che ha quasi la pretesa di essere un film, il movimento delle labbra è sincronizzato col parlato. Sono numerosissimi i piccoli oggetti sparpagliati per la mappa con cui Max può interagire. A partire dalla possibilità di frugare in numerosi nascondigli, quali armadietti e cassetti, alla ricerca di munizioni ed antidolorifici, fino alla possibilità di vedere rotolare a terra intere pile di bidoni, scatoloni e rottami vari, una vero toccasana per il realismo. Ogni piccolo oggetto urtato dai personaggi o da qualche proiettile vagante reagirà in maniera totalmente naturale, e ci è parso di notare anche una certa corrispondenza fra il peso ipotetico dell’oggetto e la reazione di questo all’urto. La fisica motore inoltre è molto fedele alla realtà. Uno spettacolo, seppur macabro, è vedere come i corpi dei nemici abbattuti si accasciano a terra, o rimangono impigliati negli oggetti di scena. Tale effetto è garantito dal massiccio utilizzo del motore fisico Havok (vedi box), perfettamente integrato nel gioco, in grado di donare un realismo mai visto prima d’ora.

 


 

Il pelo nell'uovo...

La presenza abbondante di sangue potrebbe fare impallidire qualche oscuro signore della censura, ma ci da un’ulteriore opportunità di valutare accuratamente quanto potente sia questo engine; non troverete una macchia di sangue eguale all’altra. Le macchie rosse infatti si spanderanno al suolo in maniera estremamente realistica, lasciando ad esempio macabre scie sul pavimento quando un cadavere viene spostato o sbalzato dalla posizione nella quale si trovava. Le mappe sono costellate di oggetti da raccogliere, utilissimi per portare a termine la missione, e ovviamente ben nascosti. Esistono molti modi per raggiungere questi luoghi, e non si deve dare per scontato alcun oggetto apparentemente inanimato. Ad esempio un muletto abbandonato al lato di un magazzino potrebbe essere attivato per poter accedere ad un piano sopraelevato difficilmente raggiungibile senza alcun supporto. L’arsenale in dotazione al nostro eroe è dei più ricchi ed equipaggiati, troverete sul cammino armi di ogni tipo, dalla mitraglietta uzi all’amato fucile a canne mozze fino al fucile di precisione, non rimarrete certamente delusi da cotanto ben di Dio. Impossibile non spendere altre due parole sul Bullet Time 2.0. Durante il gioco troverete ovviamente essenziale ricorrere al “super potere” di Max. Per chi si avvicinasse per la prima volta al gioco va detto che sotto il nome di Bullet Time si cela il segreto che ha reso Max Payne famoso. E’ l’effetto “alla Matrix” per il quale il tempo sembra rallentare e si ha la possibilità di muoversi come al rallentatore vedendo con precisione le pallottole dei nemici e riuscendo così a colpire i nemici in modo molto accurato. Ovviamente questo comporta un notevole aumento di spettacolarità, che dona un che di magico a questo gioco. Per attivare tale proprietà è sufficiente premere il tasto secondario del mouse. A questo punto lo schermo di tinge di tinte seppia e tutto inizia a muoversi a rilento (tutto tranne il mirino del nostro Max, veloce e preciso come al solito). Mentre ci si trova in modalità BT una clessidra fa scorrere il tempo, fino a quando, esaurita, tutto tornerà a velocità naturale. La novità di questo nuovo BT 2.0 è che più colpi Max metterà a segno in questo modo e più distruttivi saranno i seguenti colpi messi a segno, come più veloce sarà la mano ed il grilletto di Max, come a dire che chi saprà sparare bene migliorerà il colpo di man in mano, una trovata a dir poco geniale.

Dice il saggio: "Meglio soli che male accompagnati..."

…è vero, ma che dire di quando si è ben accompagnati? In Max Payne 2 avrete a che fare con numerosissimi personaggi, che, man mano che la storia si evolverà si riveleranno impavidi compagni o tremendi traditori. Fatto sta che per la prima volta a Max Payne saranno affiancati dei comprimari che lo aiuteranno a superare i momenti più difficili. Si tratta di una serie di comparse e di veri e propri personaggi dalla forte caratterizzazione; in generale sono tutte vecchie conoscenze di Max Payne, criminali in cerca di vendetta e colleghi del dipartimento, ma su tutti spicca la figura della bellissima Mona Sax (ok, ok chi conosce un po’ di veneziano troverà divertente questo accostamento… beh si, è Mona di nome e di fatto!). Per quanto riguarda l’aspetto del gameplay, questi personaggi affiancheranno Max in alcune missioni fornendo il proprio contributo in materia di copertura dal fuoco nemico e attacco, sapranno per questo rivelarsi efficaci e pericolosi. Ovviamente ogni comprimario potrà cadere sotto i colpi del nemico, quindi dovreste cercare di garantire anche la loro sopravvivenza. Un consiglio è quello di far parlare i personaggi ambigui fino a quando non si manifestino molesti o pericolosi, come la vecchietta col fucile che incontrerete nel condominio di Mona, che pur sembrando minacciosa se lasciata in vita vi rivelerà il nascondiglio dove tiene preziose armi e munizioni (che simpatiche queste nonnine!). Per Mona Sax va però aperto un capitolo a parte. Impossibile non definirla femme fatale, Mona è la vera comprimaria di questa avventura. L’ambiguo rapporto fra lei ed il nostro tormentato eroe affiorerà ben presto dai ricordi frammentati del protagonista (d’altra parte la copertina del gioco è di per sé uno spoiler abbastanza evidente). Una storia d’amore tinta di nero come tutto il resto della New York vista dagli occhi del nostro Max. L’attrazione che Max prova per Mona lo porterà ad affrontare un nuovo periodo tormentato, essendo la ragazza invischiata in una fosca storia di omicidi e mafia locale. Se sia essa una innocente o una vendicatrice solitaria entrata per errore nel mirino della polizia lo scoprirete solo giocando a MP2, ma vi basti sapere che il suo ruolo di angelo custode non mancherà di stupirvi, se è vero che ad un certo punto vi sarà chiesto di vestire proprio i suoi panni per aiutare Max in un momento di seria difficoltà.

 


 

Fine della corsa

Siamo giunti alla conclusione di questo viaggio all’interno di uno dei titoli più attesi di fine anno, ma prima di passare ai commenti finali devo personalmente ringraziare Lorenzo Bolognesi, noto a tutti come Paco (ovvero l’autore delle mastodontiche soluzioni di questi ultimi tempi), che oltre ad avermi gentilmente prestato il computer per la realizzazione degli screenshot si è confermato validissimo critico, affiancandomi nelle fasi di gioco.
Tornando a noi non ci rimane che sottolineare che se Max Payne ha saputo stupire per la sua originalità, questo sequel non deluderà nessuno. Veterani del primo capitolo e nuovi avventori non potranno che inchinarsi alla bellezza di un titolo come questo, capace di donare tante, tantissime emozioni, e di tenere il giocatore col fiato sospeso per tutta la sua durata. L’unica cosa che potrebbe lasciare l’amaro in bocca al giocatore più avido è probabilmente la lunghezza del gioco, forse un po’ troppo ridotta, pur non trattandosi affatto di una trama sbrigativa.
La giocabilità è elevatissima, come di consueto. I comandi, semplici ed immediati, e l’interfaccia di gestione delle armi, vi permetteranno di immedesimarvi perfettamente nel ruolo di Max (e di Mona) in maniera assolutamente naturale e sciolta. Le fila della storia, condotta magistralmente dagli intermezzi a fumetti, dalle voci di doppiatori professionisti e da una sceneggiatura degna di Hollywood sono intrecciate in un magico arazzo dalle tinte violente ed intriganti. Fino alla fine non saprete se chi vi ha appena salvato la vita non lo ha fatto per poter mettere personalmente fine alla vostra esistenza. E che dire della colonna sonora? Sviluppata sui temi noti del primo capitolo donano un'atmosfera decisamente drammatica al gioco, completando questa magnifica opera, incontro fra cinema e videogioco.
Del resto ci troviamo di fronte ad un prodotto maturo, stabile e validissimo. Chi ha amato il primo Max Payne non può e non deve mancare l’appuntamento con questo nuovo episodio. Amerete e temerete questo gioco.


Pro
Trama avvincente ed emozionante
Grafica di ottimo livello
L'integrazione del motore fisico Havok segna la svolta

Contro
Storia un po' breve
Il gameplay rimane praticamente invariato rispetto al primo capitolo
La cravatta di Max non è alla moda (questo conta come difetto?)


Informazioni per il Download:

Dopo la precedente esperienza negativa con i torrent, abbiamo spostato i file sul nostro Server privato.

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Buon divertimento!

Presentazione

Quando Max Payne (sparatutto in terza persona) venne rilasciato nel luglio del 2002 per Mac OS, lo acquistai immediatamente, si tratta di un gioco che ha decisamente fatto epoca, chi non si ricorda il celebre effetto 'bullet time' reso famoso dalla serie cinematografica delle serie di Matrix?
Ebbene questo è stato uno dei primi giochi ad adottarlo…
L'unica pecca? Che 'naturalmente' fu rilasciato in inglese!

Negli anni successivi gli amici dei DevilsGames rilasciarono una patch con cui italianizzare questo gioco, ma siccome se ne sono perse le tracce ho pensato che qualche 'vecchio' appassionato di Max Payne sarebbe stato felice di rigiocarlo in italiano.

In seguito sono stati rilasciati altri due capitoli, ma questo (che è il primo) è rimasto l'unico in versione nativa per Mac.  Anche i molti nuovi macuser potranno divertirsi giocando a Max Payne Ita, scoprendo una longevità non comune per giochi di questo genere, con una unica limitazione, purtroppo, NON è compatibile con OS X Lion.

Come al solito ho cercato una buona recensione e quella pubblicata, all'epoca, su gamesurf.it mi è sembrata molto adeguata ed esaustiva.

Potrete così conoscere, dettagliatamente le caratteristiche principali di uno dei giochi più rivoluzionari mai apparsi, e solo a coloro che non hanno pasienza e/o non hanno molta dimestichezza con i giochi, al punto da non riuscire a completarlo, consiglio di fare qualche ricerca su internet per trovare la... soluzione.

Valchiria, la droga che ti cambia la vita

Finalmente, dopo una lunga e interminabile attesa fatta di immagini, filmati e date di uscita mai rispettate, Max Payne ha raggiunto gli assolati scaffali estivi. In un agosto come di tradizione piuttosto povero di novità 3D Realms e Remedy Interactive hanno dato alla luce uno dei più originali e coinvolgenti sparatutto in terza persona degli ultimi anni donando, a tutti coloro ancora lontani dalle sudaticce spiagge italiane, un valido pretesto per restarsene a casa
VALCHIRIA, LA DROGA CHE TI CAMBIA LA VITA
Come nel più classico dei film polizieschi anche la vita di Max Payne è fatta di tristezza e solitudine: poliziotto nel distretto di New York, l'antieroe di Remedy incontra il giocatore nel momento più tormentato della sua esistenza, vittima di un destino crudele che gli ha tolto, in una gelida notte d'inverno, la moglie e la figlia appena nata. Trucidata da una banda di tossicomani, devoti alla nuova e potentissima droga Valchiria, la famiglia del giocatore (ebbene si, era anche la vostra) è solo la prima vittima di una carneficina che di lì a pochi mesi coinvolgerà tutti i più importanti boss malavitosi della Grande Mela
Infiltrato tra le fila del clan mafioso di Jack Lupino l'agente speciale Payne del Dipartimento Anti-Droga si trova invischiato in una ragnatela che lo catapulta direttamente al banco degli imputati, braccato non più soltanto dalle famiglie mafiose di New York ma anche dalla stessa polizia che gli ha voltato le spalle
Il genere degli sparatutto, notoriamente a digiuno di trame minimamente coinvolgenti e ben strutturate, acquista con Max Payne una nuova vitalità riuscendo a trasferire su CD-ROM il coinvolgimento e il fascino delle pellicole cinematografiche. Seguendo uno stile e un'impostazione divenuta particolarmente famosa grazie al regista John Woo, l'ultima produzione di 3D Realms si appresta dunque a dare una significativa svolta al pianeta degli sparatutto da troppo tempo a digiuno di significative innovazioni
PILLOLA BLU O PILLOLA ROSSA?
La rivoluzione di Max Payne non va tuttavia ricercata esclusivamente nell'ottima trama bensì, come suggeriscono anche le immagini, nel motore grafico progettato da Remedy Interactive. Capace di riprodurre immagini di impressionante livello qualitativo, l'engine va elogiato soprattutto per il cosiddetto Bullet Time, il vero protagonista di questo gioco

 


 

Quando il realismo è tutto

Diversamente da quanto potrebbe sembrare la possibilità di rallentare lo scorrere del tempo non coincide affatto con un ritmo di gioco più lento ma anzi, proprio grazie a questa modalità, i frequenti scontri acquistano una frenesia e spettacolarità mai vista prima in titoli di questo genere. Con il tasto destro del mouse (che di default attiva il rallentamento) costantemente armato il giocatore dovrà allontanarsi dal tipico stile di combattimento dei tradizionali sparatutto per imparare nuove e più entusiasmanti tattiche di combattimento capaci di donare assai più grandi soddisfazioni
QUANDO IL REALISMO E' TUTTO
Già di per sé unico nel suo genere per il sopraccitato Bullet Time, il motore grafico sviluppato da Remedy Interactive si contraddistingue tuttavia per un'altra eccezionale dote tecnica. Come dovrebbe risultare oltremodo evidente dalle immagini Max Payne vanta infatti anche uno dei più impressionanti livelli di dettaglio mai raggiunti su PC. Il merito di questa spettacolarità va ricondotto in particolare alle splendide texture utilizzate che sfiorano ai livelli più alti la soglia del fotorealismo. Il meglio di sé Max Payne lo offre tuttavia proprio nel momento in cui si attiva il Bullet Time: in quei pochi alterati secondi è possibile ammirare non solo le splendide esplosioni delle armi da fuoco ma anche ogni singolo proiettile sparato e la sua impalpabile scia che attraversa l'aria
Meno convincente e oggetto di critica da parte dei giocatori è invece il modello poligonale dei personaggi e degli oggetti che vantano purtroppo un numero piuttosto ridotto di poligoni. Benché ciò renda pressoché assente la mimica facciale dei personaggi va detto tuttavia che i movimenti di Max e dei suoi nemici sono comunque ben realizzati e convincenti
Diverso è invece il discorso per quanto riguarda il design dei livelli di gioco: in questo caso non si può far altro che applaudire al lavoro svolto da Remedy Interactive che ha dato vita a un mondo virtuale semplicemente perfetto in quanto a realismo. L'ambientazione scelta come è già stato detto è quella di New York e pertanto ci si trova costantemente inseriti in un contesto urbano fatto di palazzi, metropolitane e altre strutture simili. A rendere ancora più "vero" il tutto si aggiungono una serie pressoché infinita di oggetti con i quali è possibile interagire nel corso della partita: gabinetti, docce, distributori di bevande e televisori funzionanti sono solo alcuni dei suppellettili che arredano gli scenari e che il giocatore potrà "utilizzare" o distruggere a piacimento

 


 

 

Presentato un dolby surround

Di come questo gioco abbia a cuore il coinvolgimento del giocatore se ne è già discusso in merito alla trama e alla sua fondamentale importanza. Un altro elemento che contribuisce a rendere ancora più grande questa esperienza è tuttavia anche il sonoro, capace di raggiungere un livello di assoluta eccellenza. Non solo le musiche si dimostrano particolarmente azzeccate e valide (del resto ispirandosi a Matrix non si poteva certo tralasciare un simile aspetto) ma anche gli effetti sonori, dal più semplice colpo di arma da fuoco (ogni arma è riprodotta alla perfezione) alle voci dei personaggi sono stati curati con eccezionale maestria. I dialoghi, come del resto la vicenda narrata, sono senza dubbio adatti a un pubblico maturo e l'ottima caratterizzazione dei personaggi rende il tutto davvero indistinguibile dalla più classica delle pellicole poliziesche. Grazie ad uno splendido doppiaggio in italiano è inoltre finalmente possibile godere appieno gli ottimi dialoghi, sia parlati sia scritti, pur non conoscendo la lingua d'Oltremanica
Unica nota veramente dolente di questo riuscitissimo progetto è la mancanza dell'ormai consueta modalità multiplayer, ma, dovrebbe essere piuttosto chiaro a tutti, proprio a causa dell'impostazione particolare data dal Bullet Time risulterebbe piuttosto difficile anche solo pensare a una sfida tra più avversari umani.

Commento

Indubitabilmente Max Payne ha mantenuto la promessa, durata ben quattro anni, di dar vita ad un innovativo sparatutto in terza persona. Grazie ad un motore grafico unico nel suo genere è stata introdotta in un genere fin troppo attaccato alle sue radici una modalità che stravolge radicalmente il tradizionale gameplay. Con il Bullet Time è finalmente possibile riprodurre le spettacolari scene di Matrix senza nulla togliere né alla spettacolarità né al coinvolgimento che, grazie soprattutto ad una trama ottimamente strutturata, riesce davvero a rapire totalmente la mente del giocatore. Un gioco incredibilmente divertente e a cui nessun amante del genere dovrebbe sottrarsi. Peccato soltanto che a causa della sua impostazione fortemente Single Player perda, una volta terminata l'avventura, gran parte del suo coinvolgimento.


Pro
Grafica e sonoro spettacolari
Trama coinvolgente
Rivoluzionaria modalità Bullet Time
Incredibilmente divertente...

Contro
...Perde di fascino una volta terminato
Nessuna modalità multiplayer


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Al termine del download avrete una directory contenente il file Leggimi!! con le istruzioni per l'installazione, che sono di una semplicità assoluta, perchè basta trascinare il file di Max Payne sulla cartella Applicazioni...

Buon divertimento!